Peter Handke è uno dei principale autori del ventesimo secolo. Lo scrittore austriaco nello scrivere tale opera attinge in gran parte alla sua biografia, infatti, descrive esperienze, viaggi, sensazioni e riflessioni utilizzando la tecnica narrativa tipica della letteratura inglese chiamato flusso di coscienza (vedi Joyce , Woolf etc). A differenza della fabula e dell’intreccio, questa tecnica narrativa riesce ad eclissare la logicità e la razionalità del tradizionale romanzo che siamo soliti fruire. D’altro canto questo risulta il metodo migliore per esprimere il  proprio pensiero.Lo scrittore elenca  ciò che sembra recargli tormento: ricordi, visite ed incontri.Non essendo di facile comprensione, il testo richiede una più approfondita lettura, attenta alla descrizione dei particolari, i quali sono chiara fonte d’ispirazione del viaggio temporale e mentale affrontato da Handke. Il monte Sainte-Victoire è il punto di partenza dell’analisi dell’artista Cézanne. Esso  viene preso come il perno portante di tutto il discorso fino  a portarlo alla conclusione per stilare una serie di avvenimenti che porta alla “limpida lucidità” dello scrittore, e alla sua ritrovata “coscienza”.Il continuo soffermarsi sulle descrizioni comporta un morboso atteggiamento nei confronti di una natura vista  delle volte malefica e diabolica (cane) ed altre volte meravigliosa ( bosco nei pressi di Salisburgo). Handke, ponendosi in questi termini nei confronti del mondo, sembra voler  riattingere ai romantici tedeschi i quali in un primo tempo provavano timore e paura nei  confronti della natura  (Novalis)in quanto sconosciuta ed infinita ; in un secondo tempo invece tendeveno ad immedesimarsi con essa (Eichendorff).Questo atteggiamento risulta alquanto contradditorio , ma è al contempo il riflesso dell’animo umano. Tralasciando il rapporto scrittura-pittura di Handke e Cézanne ci si concentrata sopratuttto su i molteplici aspetti che possono comparire in natura nello stesso luogo, come appunto il monte cézanniano . Tutto ciò deve aiutarci a riflettere su ciò che osserviamo e su ciò che artisti precedenti vogliono trasmetterci attraverso le loro opere? O dobbiamo semplicemente credere che nonostante l’evoluzione e i cambiamenti del nostro pianeta, permanga intrinseca qualche forza trascendente ed immanente che solo il genio creatore dell’artista può cogliere per dirigere la massa?

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